Liber expensarum fabrice

Carlo Piatrella - storico, già Direttore del Museo Civico di Crema e del Cremasco

Da un registro di contabilità preziose informazioni sulla società cremasca nel XV secolo

La fonte a cui faccio riferimento è un registro di contabilità in cui sono state annotate in ordine cronologico le spese effettuate per la costruzione (o almeno in concomitanza di essa!) del convento e della chiesa di S. Agostino di Crema tra il 1439 e il 1451.
Foto n.
Lato est del Chiostro settentrionale, Crema, ex convento di Sant’Agostino, sec. XV, prima metà. Scatto di A. Miscioscia

Si tratta del Liber expensarum fabrice, attualmente conservato presso la Biblioteca comunale di Crema, ma di pertinenza dell’Ospedale Maggiore della città (inventariato nel 1971dallo studioso di storia locale Mario Perolini col n. 156). Alla sua compilazione hanno atteso due laici su incarico dei priori della comunità monastica:
Antonello de Monelis e Zanino Cazia (cognome italianizzato in Caccia); al primo sono riconducibili le prime carte del registro, scritte con grafia decisamente migliore;
mentre il secondo è il compilatore delle restanti carte in una scrittura poco leggibile  e in un linguaggio sgrammaticato che fa ricorso a terminologie dialettali desuete latinizzate. Probabilmente le lamentate difficoltà di lettura e di interpretazione hanno tenuto lontano da questo historiae patriae monumentum (mi si passi la definizione un po’… enfatica!) studenti e studiosi, alla ricerca di notizie di prima mano relative allo sviluppo della civiltà cremasca; anche il titolo, dimesso e poco significativo, contribuisce a non invogliare il ricercatore. Ma è un grave errore perché le informazioni che scaturiscono dalle scarne note contabili abbracciano quasi tutti i settori della vita sociale e culturale della città. Se l’edilizia fa la parte del leone (come è ovvio!), non sono certo trascurabili i dati relativi alla cultura, all’arte o al commercio. Insomma, uno scrigno che custodisce perle preziose, un vero e proprio tesoro di conoscenze atte ad illuminare diversi settori della società cremasca della prima metà del XV secolo! Stupisce (e non trova plausibili giustificazioni!) l’indifferenza manifestata dai pubblici amministratori preposti al settore cultura per l’importante documento, indice evidente di disattenzione nei confronti dei tanti studiosi che amano approfondire le loro conoscenze sulla storia della loro città. Ho suggerito da tempo ai diversi Assessori alla cultura, con i quali ho avuto frequentazione per motivi di ufficio, di inserire nei loro programmi anche la edizione diplomatica di documenti poco accessibili, ma i risultati sono stati piuttosto deludenti. Pazienza! Fidando nella saggezza antica, mi ripeto con serenità che gutta cavat lapidem e continuo a lasciar cadere gocce ogniqualvolta si presenta l’occasione.