La tematica sembra piuttosto complessa: abitare, costruire, rappresentare un territorio. Quello cremasco. Da dove far partire una riflessione? Pensa e ripensa la scelta non è sembrata poi così lontana. Sul tavolo sono aperte le pagine centrali di “Vicende degli edifici storici monumentali di Crema”. L’artefice è Mario Perolini, infaticabile autore di molti studi sul Cremasco e le sue tradizioni. L’edizione del testo, pubblicato per la prima volta nel 1975, è stata riveduta dallo stesso Perolini nel 1995. Vi sono schedati 113 edifici della città di Crema. Il punto di partenza si moltiplica in innumerevoli avvii: ci sono palazzi nobiliari, sedi istituzionali, palazzi trasformati, rimaneggiati, scomparsi, case distrutte, ampliate, vendute, passate di mano in mano, espropriate, ma soprattutto ci sono persone che le abitano, per tanto o per poco, le posseggono, le donano, le modificano, le abbelliscono, le abbattono.
E’ una lettura che va affrontata con calma, con paziente partecipazione agli avvenimenti che per ciascuna proprietà si snodano, si ricostruiscono, si ipotizzano soltanto o si tacciono se non documentati.
Perolini sa ascoltare le fonti, tante, affrontandole con tenacia e resistenza: libri notarili, libri parrocchiali, delibere istituzionali, pagamenti, atti notarili, articoli di giornali, resoconti diretti e indiretti delle vicende storiche cremasche, memorie… Documenta e interpreta, attento a non dare niente per scontato.